Cosa vedere in Senegal: Carabane e le isole del Sud

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Piroghe ne abbiamo?! Coloratissime e a motore, ce n’è in abbondanza al porticciolo…si salpa per Carabane!
Una giornata all’insegna del mare, del vento salmastro tra i capelli, visitando isole e spiagge, a contatto con la gente, le abitudini e gli usi locali.

Cosa vedere in Senegal: Carabane e le isole del Sud

DSC_0027Ci troviamo nel Sud del Senegal, nella regione di Casamance, una zona ricca di bellezze naturalistiche ed infiniti litorali mozzafiato, attraversata dal fiume omonimo.
Navighiamo veloci, su di un’acqua piuttosto scura, popolata da macchie di mangrovie. Riconosco in quel paesaggio il Parco dominicano di Los Haitises o la laguna di Rio Lagartos, in Messico ma questa volta l’aria sa di Africa, in questo caso il nostro timoniere è un omone alto ed esile, dalla pelle scurissima e il tipico accento francese.

Dopo aver superato un posto di blocco, sorvegliato da soldati armati e leggermente incuietanti – ma per fortuna che ci sono, questi controlli! – attracchiamo per la nostra prima sosta sull’isola di Egueye, tra barchette e pescatori.
CarabaneCi inoltriamo per le stradine del villaggio, sentieri di sabbia battuta costeggiati da casupole e coloratissime capannine in legno e lamiera. Gli abitanti di Egueye sono già all’opera: c’è chi preleva acqua dal pozzo, chi cuce reti da pesca mentre alcune donne, all’ombra di un poggiolo, si pettinano i capelli.
I bimbi, con la solita curiosità, ci seguono di soppiatto, ridacchiano e si mettono in mostra per essere fotografati.

Nell’aria c’è un odore forte, intenso, che con il caldo di mezzogiorno diventa ancor più pesante. È l’odore del pesce, quello che viene pescato, scaricato e lavato in riva al mare per poi essere portato all’interno dell’isola ad essicare.
Ci dicono che si tratta di razze che vengono tagliate a pezzi, sciacquate e accumulate sulle carriole ma ci sono anche altre specie di pesci e, addirittura, alcuni piccoli squaletti.Senegal pescatore

Proseguiamo la visita fino alla zona adibita all’essicazione: lunghe file di tavole, reti e teli blu in cui i tranci di pescato, sottoposti ai forti raggi del sole senegalese, si svuotano dell’acqua seccandosi e indurendosi.
Le mosche svolazzano attorno al pesce, la puzza è davvero pungente e ci fa un po’ impressione pensare che ciò che vediamo è quello che probabilmente è già finito e finirà nei nostri piatti.

Prima di reimbarcarci sino a Carabane, ci concediamo una siesta: temperature estive, la pelle che si colorisce pian piano e una spiaggia che pare caraibica…ma dobbiamo tornare a casa per forza?!Carabane

Carabane

Carabane è la più estesa delle isole che visitiamo: ospita un bel ristorantino vista mare, dove ci fermiamo a pranzare, ed è sede delle ex prigioni in cui gli schiavi venivano rinchiusi prima di essere portati in America per essere impiegati nelle piantagioni.
Fa un certo effetto entrarvi, sfiorare quelle poche mura rimaste in piedi e pensare che proprio lì, su quella stessa terra, si consumava un dramma tale, un’inumanità che non va dimenticata ma che probabilmente sarebbe più facile inabissare tra le peggiori memorie della storia del mondo.

C’è anche una chiesa a Carabane: risale alla fine dell’800 e pare essere il primo edificio religioso cristiano costruito nella regione di Casamance. Una volta era accompagnata da un campanile che, tuttavia, non ha resistito al peso della grossa campana, crollando rovinosamente.

 

Federica, 26 anni, friulana ma vivo a Milano. Laureata in Scienze e Tecniche del Turismo Culturale. Travel addicted per nascita e travel blogger per passione, sono alla continua ricerca di nuove esperienze ed avventure da condividere.

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