Sicurezza in Egitto: io ho scelto di partire

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“Hei Fede, ti va di venire in Egitto?”
Così mi sono sentita chiedere qualche settimana fa, invitata ad un viaggio stampa nel Paese dei faraoni insieme ad una delegazione di giornalisti e blogger italiani.

Sono una viaggiatrice, un’affetta dalla malattia del Wanderlust e, come tale, avrei dovuto fare i salti di gioia, vero? Correre in un baleno a preparare le valigie e invece…ci ho pensato!
Sì, lo ammetto. Mi sono ritrovata a rifletterci, spinta da un lato dalla voglia di spiccare il volo verso una nuova avventura e trattenuta, dall’altro, dalle voci di media, tv e giornali; quelle stesse voci che hanno influenzato gli amici che mi dicevano: “In Egitto?! Tu sei pazza!”.

E così ho scelto di partire!

Viaggiare in Egitto

10 persone, 5 giorni e 1 itinerario, da Il Cairo a Sharm El Sheikh, grazie alla collaborazione con l’Ente del Turismo Egiziano e il portale veraclasse.it.
viaggiare in egittoNon so bene spiegare quali fossero le mie aspettative,  quale l’immaggine che mi ero creata di quell’Egitto che non rivedevo ormai da ben 6 anni; forse quell’idea confusa e sfocata che mi balenava nella mente è la stessa che avete anche voi, proprio ora.
Una nebulosa in cui risuonano parole come rivoluzione, terrorismo, instabilitàpericolo.
Eppure io ho scelto di andare!

Un’altra cosa che non sapevo è che durante i miei 5 giorni in Egitto, i metal detector e gli omoni in divisa che perquisiscono bagagli e borsette sarebbero diventati i miei migliori amici!
Ce n’è in ogni dove, dagli aeroporti – in cui non è nemmeno permesso entrare senza essere provvisti di regolare biglietto -, agli hotel e ai siti di interesse. Ogni ingresso è vigiliato e, sebbene alcune volte ci scappi da sbuffare davanti all’ennesimo controllo, ci sentiamo sicuri e protetti visitando il Museo Egizio, la piana di Giza, la Moschea di alabastro e la Torre de Il Cairo.
Il Cairo EgittoIl Cairo. Non ci ero mai stata prima.
Ha l’aspetto della classica metropoli nordafricana, predominata dal giallo ocra degli edifici e dallo smog. 22 milioni di persone brulicano per le strade, tra negozi, ristoranti, alberghi e attività artigiane.
Passiamo per la famosa Piazza Tahrir e mi sforzo di immaginarla a ferro e fuoco, affollata durante le rivolte del 2011 e del 2013: non ci riesco. Non ce la faccio perchè tutto ciò non sembra aver lasciato segni, niente fa pensare ad una città da evitare, sconsigliata, rischiosa…e noi ce la godiamo!

Anche per entrare alla SOHO Square, uno dei quartieri turistici di Sharm El Sheikh, ci sottoponiamo al security check delle forze dell’ordine e persino il pulmino su cui viaggiamo viene ispezionato per bene.
Non credo ci sia niente di più triste che vedere un grosso albergo 5 stelle semi-vuoto; non penso ci sia nulla di più avvilente che rendersi conto di essere gli unici italiani superstiti, in una destinazione che fino a pochi anni fa viveva dei charter che, in arrivo da Roma, Milano, Verona o Bologna, andavano a riempire camere e ad affollare spiagge, garantendo lavoro a migliaia di egiziani impiegati nel settore dell’accoglienza.
Ora, in mezzo a russi e tedeschi, l’italiano lo si sente parlare soltanto dai concierge, dalle guide turistiche e dai venditori di souvenir ai quali si illuminano gli occhi non appena li si saluta con un “ciao”.

Camminando dopo cena per il viale di Sharm, illuminato a festa da lucine ed insegne, provo a ragionarci su.
Mi rendo conto di quanto la situazione sia più complicata di quanto sembri, molto più intricata e profonda di quanto vogliano farci credere.
Ma in fondo è decisamente più facile giocare con la paura, con l’innato attaccamento umano alla vita, piuttosto che spiegare a un popolo come stanno realmente le cose. Che si tratti di politica, economia o chissà cos’altro, di certo è più semplice dire alla gente “L’EGITTO E’ PERICOLOSO” e raggiungere così il proprio obiettivo.

Viviamo in un’epoca globalmente instabile, su di un pianeta in quilibrio precario, che non sa più quale sia il bene e quale il male. Un mondo in cui sarebbe il caso di fermarsi a riflettere con la propria testa domandandosi:
“Perchè Parigi sì e l’Egitto no?”
“Perchè Bruxelles sì e l’Egitto no?”
“Perchè gli Stati Uniti – dove un pazzoide spara a raffica in un locale – sì e l’Egitto no?”

Quello che si sta verificando è, a parer mio, un vero e proprio attentato, un disonesto attacco contro un Paese che ce la sta mettendo tutta, che avrebbe tanto (ma tanto!) da offrire ma che, oggigiorno, ha ben poco occasioni per dimostrarlo!

Pensateci…

Federica, 28 anni, friulana ma vivo a Milano. Laureata in Scienze e Tecniche del Turismo Culturale. Travel addicted per nascita e travel blogger per passione, sono alla continua ricerca di nuove esperienze ed avventure da condividere.

Discussion1 commento

  1. Brava Fede! Bellissimo Articolo! 🙂 Hai fatto bene a partite e a dimostrare cosa possa offrire l’egitto!

    Orgogliosa di Te

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