Il mio Tour della Thailandia del Nord: itinerario e hotel

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Il mio viaggio nella Terra del Sorriso non è stato soltanto relax e mare turchese, non solo metropoli e Bangkok: in collaborazione con i Viaggi di Boscolo, ho trascorso una settimana on the road alla scoperta di cultura e tradizioni, luoghi suggestivi e paesaggi ricchi di fascino e storia.
Ho macinato chilometri su chilometri durante un Tour della Thailandia del Nord che condivido in questo articolo, tappa dopo tappa, tra scorci indimenticabili, must see e consigli sugli hotel.

Il mio Tour della Thailandia del Nord: itinerario e hotel

È stato un tour intenso e serrato  che è iniziato e si è concluso a Bangkok.
Io ho viaggiato a bordo di un pulmino, con autista e guida thai parlante italiano ma è assolutamente plausibile l’idea di ripercorrere lo stesso itinerario in autonomia, noleggiando una macchina per conto proprio.

  • GIORNO 1: Bangkok – Residenza Reale di Bang Pa In – Ayutthaya – Sukhothai
    Si parte la mattina presto da Bangkok e dopo circa 1 ora e mezza di percorrenza si giunge nel distretto di Bang Pa In, sede del noto Palazzo d’Estate, la Residenza Reale ufficiale dei sovrani di Thailandia a partire dal XVII secolo.
    Si tratta di un insieme di edifici sparsi all’interno di un giardino in stile Versailles, curato alla perfezione, tra aiuole fiorite, stagni e siepi a forma di elefante.
    Qui, un mix di stili differenti, dal thai al cinese, dal francese al vittoriano, convivono in perfetta armonia, creando un ambiente fine ed elegante che visito a piedi, dopo aver pagato il ticket di 100 Baht.
    Da vedere assolutamente il Phra Thinang Aisawan Thiphya-At, su di una piattaforma nel bel mezzo di un laghetto e sede di una raffigurazione di Re Rama V…

    …e il  Phra Thinang Wehat Chamrun,  chiamato anche il Palazzo di Pechino. Tra le sue mura custodisce il preziosissimo letto di Re Chulalongkorn, porcellane Ming e una ricca collezione di giade.

    Salgo poi fino alla cima dell’osservatorio Ho Withun Thasana, che tanto assomiglia ad un faro dai colori caldi e vivaci. Il Re Mongkut era solito trascorrere lassù le sue serate, guardando le stelle, affacciato ad un balcone da cui si gode di una splendida vista sul complesso.

    Da Bang Pa In si procede dunque in direzione Ayutthaya, l’antica capitale del regno e lontana solo 20 km.
    La città, Patrimonio dell’UNESCO dal 1991, è famosa per il suo straordinario Parco Archeologico di Ayutthaya le cui rovine più importanti si concentrano nel quadrato nord-occidentale. Il biglietto per entrare è unico e costa 50 baht.
    Da non perdere:

     Wat Chaiwatthanaram, tra i templi più belli di tutto il Paese con il suo caratteristico stile Cambogiano.
    ♥ Wat Phra Si Sanphet, costruito all’interno del muro di cinta del palazzo reale, di cui ormai rimane ben poco. Molto dettagliato ed elaborato, anticamente custodiva un Buddha di 16 metri ricoperto da 250 kg d’oro.

    ♥ Wat Phra Mahathat: un simbolo imperdibile di Ayutthaya, protagonista di una curiosa vicenda. Pare infatti che quando l’esercito birmano invase la città, tagliò e distrusse tutte le teste delle statue di Buddha qui presenti. Per miracolo però se ne salvò una soltanto che, rotolando ai piedi di un albero, venne inglobata dalle sue radici dalle quali è ancora avvolta e protetta. Inutile dire che si tratta del soggetto più fotografato.
    ♥ Wat Lokayasutharam, con l’enorme statua del Buddha disteso, su ispirazione del Buddha Wat Phol di Bangkok

    La giornata si conclude con l’arrivo a Sukhothai dopo circa 4 ore di strada. Qui soggiorno al Legendha Sukhothai Resort, costituito da palazzine e bungalow in legno all’interno di un rigoglioso giardino, con una bella piscina.
    Le camere variano a seconda della tipologia. Le standard sono piccoline e piuttosto spartane ma comunque dignitose e pulite.

  • GIORNO 2: Sukhothai – Chiang Mai
    Imperdibile tappa di ogni Tour della Thailandia del Nord è la bella Sukhothai – la mia tappa preferita – nella valle del fiume Yom.
    Anche qui, la principale attrazione è il Parco Storico di Sukhothai, Patrimonio dell’UNESCO e distante circa 12 km dal capoluogo della regione.
    Immaginatevi un enorme spazio verde, disseminato di ponticelli, viali alberati e specchi d’acqua ricchi di decine e decine di ninfee rosa shocking: ecco, in questo paesaggio da favola, in cui i locali amano trascorrere il fine settimana e rilassarsi, si trovano le rovine dell’antica città, entro mura risalenti al quattordicesimo secolo.
    L’aria è fresca e il profumo dei fiori di loto invade le narici, mentre a piedi mi aggiro per il parco, così silenzioso e tranquillo al mattino presto.

    Qui incontro i resti del Palazzo Reale e di ben 26 templi buddhisti, tra cui i più famosi sono il Wat Mahathat e il Wat Si Chum con l’enorme statua del Phra Achan.

    Si tratta di un gigantesco Buddha seduto, alto addirittura 15 metri e realizzato in stucco. Esso, in tutta la sua maestosità, fa capolino dalle mura di una mandapa, il cui tetto è crollato, così come parte delle pareti.

    Da Sukhotai ci si mette dunque in marcia in direzione Chiang Rai, la “Rosa del Nord”, lontana 4 ore d’auto.
    Questa nuova tappa mia accoglie con cielo grigio, nebbia e persino una leggera pioggerellina che rende però ancora più intensa l’atmosfera dell’antichissimo Wat Phra Singh e dei suoi “Bot” e “Wihan”, sapientemente realizzati in legno con vistosi dettagli dorati.
    Gli interni, a cui accedo scalza nel rispetto delle norme buddhiste, sono un tripudio di colonne, ori e statue.
    Sento i monaci intonare canti liturgici nell’originale lingua Pali e me ne rimango lì, in contemplazione, con i brividi sulla pelle.

    La sera, soggiorno all’Empress Hotel Chiang Mai, a pochi minuti di cammino dal mercato notturno di Chiang Mai, assolutamente da non perdere per un po’ di sano shopping a basso costo.

  • GIORNO 3: Doi Inthanon National Park – Doi Suthep – Chiang Mai
    Prima di cominciare il terzo giorno del mio Tour della Thailandia del Nord, subisco il terrorismo psicologico della guida che ci avvisa di vestirci bene, in vista delle presunte temperature rigide che avremmo trovato ad alta quota.
    Fatico a trovare qualcosa di caldo da mettere nello zaino (d’altronde chi è che parte per la Thailandia con maglioni in valigia?!) e salgo sul bus, già pronta alle 2 ore di tragitto che m’aspettano.
    Una strada piuttosto scorrevole ma fatta di tornanti e salite sino a superare l’ingresso del Doi Inthanon National Park, alle pendici del monte Doi Inthanon.
    Nel week-end il posto è frequentato da moltissimi locals che, con la famiglia, vengono a respirare qualche ora di aria pulita. Vedo tutti bardati con giacca a vento, cuffia, sciarpa, guanti, ma quando scendo dal van…sorpresa!
    Il termometro segna 16 gradi, come in una bella giornata di primavera!…ed è così che le felpe rimangono a bordo.
    Ci incamminiamo tra sentieri sterrati e boschetti fino a che un cartello ci segnala i 2565 metri ed è lì che ci fermiamo…sul punto più alto di tutta la Thailandia.

    Nelle vicinanze, raggiungiamo un punto panoramico a dir poco mozzafiato, dove le nuvole vengono squarciate dalla montagna mentre tutt’attorno si aprono vallate e terrazzamenti, all’insegna del verde più totale.

    Da qui proseguiamo sino ad uno dei simboli del Parco Nazionale, quella cartolina tipica delle guide turistiche, lo scatto che tutti prima o poi abbiamo visto da qualche parte.
    Si tratta di un santuario sopraelevato, dominato da due enormi pagode gemelle costruite in onore del Re e della Regina. Intorno curatissimi giardini, vivaci e vibranti, con aiuole di orchidee, panchine, stagni e siepi.
    È possibile esplorarlo in lungo e in largo, grazie alle scale mobili che facilitano salite e discese, entrando e uscendo scalzi dai templi, pregni del culto buddhista.
    Il panorama circostante lascia a bocca aperta e pare quasi di aver raggiunto il capo del mondo, sopra a tutto, persino alle nubi.

    Ma madre natura non smette mai di stupire, in Thailandia!
    La tappa successiva è infatti alle cascate di Watchiratan, che scorgiamo scrosciare già da lontano, oltre la vegetazione tropicale.
    Una forza incredibile, un getto potente, che da un’altezza considerevole si tuffa verso il basso, inondando l’area e facendo zampillare l’acqua che ci bagna vestiti e capelli…ma ne vale decisamente la pena!

    Lungo la via ci fermiamo a curiosare tra i villaggi e le bancarelle allestite sul ciglio della strada.
    Ci immergiamo nell’atmosfera semplice e autentica della vita quotidiana della gente del posto, rapiti dai colori della frutta esposta, dagli odori della carne alla brace e dall’accoglienza di un popolo che mai ci ha dato la sensazione di essere di troppo, come degli ospiti scomodi con le reflex al collo.

    E potevamo forse farci mancare l’ennesimo tempio?
    Il Wat Phrathat Doi Suthep è situato sul versante del monte Doi Suthep che s’affaccia sulla città di Chiang Mai. Un affollatissimo luogo di culto e venerazione, dove l’oro conquista ogni centimetro di spazio.
    Ovunque ci sono fiori, banconote e doni offerti al Buddha, tra file di fedeli che camminano in circolo attorno al tempio centrale, pregando.

    Per la seconda notte consecutiva, dormo all’Empress Hotel Chiang Mai.

  • GIORNO 4: Chiang Dao  – Tha Ton – Triangolo d’Oro – Chiang Rai
    Il Tour della Thailandia del Nord non si ferma mai e così il quarto giorno ci si muove in direzione di Chiang Dao e del suo Elephant Camp, quello che definirei come la parentesi amara del mio viaggio.
    Potrei scriverci un articolo intero a riguardo, ricevendo di ritorno molti commenti e critiche.
    Moralismi con cui, a posteriori, non potrei che concordare…e forse già lo sapevo, ancor prima di partecipare all’attività di trekking sugli elefanti ed assistere al triste spettacolo dei pachidermi al lavoro.
    Eppure mi ci lascio trasportare, in una passeggiata in groppa a questi bestioni mesti, nella foresta e solcando la corrente del fiume.
    A seguire un avvilente teatrino in cui gli animali si esibiscono in inchini, piroette, partite di pallone e addirittura nella pittura di quadri, tra gli applausi di un gruppo di turisti francesi.
    Rimango sconcertata, non mi capacito di come le persone non siano in grado di guardare oltre, più a fondo, immaginando cosa ci sia dietro a tutto ciò: violenze, soprusi, la snaturalizzazione di creature così intelligenti e sensibili.
    Mi pento di esser lì e non vedo l’ora di andarmene.
    La giornata prosegue verso nord, facendo sosta all’insediamento delle tribù Karen, al confine con il Myanmar, meglio conosciuto come il villaggio delle Donne Giraffa.
    Si tratta di un popolo scappato dal regime birmano, in cerca di asilo politico e nella speranza di trovare la libertà che però, forse, rimane per loro solo un’illusione.
    I pareri riguardo alle Donne Giraffa – così chiamate per l’abitudine di portare al collo una serie di anelli che, nel corso del tempo, abbassano loro le clavicole rendendo il collo apparentemente più lungo – sono molto contrastanti.
    C’è chi le ritiene portatrici orgogliose e testimonianza tangibile di una cultura che si scaglia contro le regole e la politica pur di non cadere nell’oblio e chi invece vede in quel villaggio una sorta di ghettizzazione, l’aver trasformato le persone in mere attrazioni da circo, a scopo di lucro.
    E ognuno ha giustamente la sua opinione.

    Sempre più su, sempre più su. Nel pomeriggio raggiungiamo uno dei luoghi più celebri di tutta la Terra del Sorriso, lì dove le acque del Mekhong separano Laos, Birmania e Thailandia.
    Mi trovo al confine del Paese, in quel punto meglio conosciuto come Triangolo d’Oro.
    Dall’affaccio panoramico, con tanto di cartello che ne segna l’importanza, vedo le tre sponde, le rive di Paesi differenti, che lì appaiono così vicini da poter essere raggiunti a nuoto.
    Un quadro da fotografare, una vista a 180° da immortalare e immagazzinare tra le esperienze di viaggio migliori.

    Entro sera raggiungo infine Chiang Rai, dove alloggio al The Mantrini Chiang Rai, una struttura elegante e arredata in stile moderno. Un po’ isolata rispetto al centro città ma tranquilla e confortevole.

  • GIORNO 5: Tempio Bianco di Chiang Rai – Pha Yao – Lampang – Sukhothai
    Penultimo giorno di Tour della Thailandia del Nord.
    La stanchezza inizia a farsi sentire ma di cose da vedere ce ne sono ancora tante, primo fra tutte lui, il celeberrimo Tempio Bianco di Chiang Rai, a mio parere la perla dell’intero viaggio.
    Non me lo aspettavo così, nel bel mezzo della città. Lo vedo subito dal finestrino del bus, svoltando una curva tra negozi e ristoranti, che spicca e si distingue nel suo candore surreale.
    La luce del mattino lo fa risplendere, mentre i raggi del sole lo colpiscono e si riflettono sulla superficie di tutti quegli specchietti che ne rivestono i profili.
    Tour della Thailandia del nordC’è del sacro e del profano nel Wat Wong Khun, una struttura stravagante nata nel 1997 dall’estro e dalla devozione dell’artista thailandese Chalermchai Kositpipat, la cui collezione di opere scultoree e quadri è visitabile gratuitamente nella mostra allestita di fronte al tempio.
    Si tratta della sua interpretazione personale dei valori buddhisti, espressi in chiave moderna.
    Il bianco, simbolo della purezza del Buddha, sconvolge l’occhio ormai abituato alla sovrabbondanza di oro tipica dei templi tradizionali ma stupiscono ancor di più le decine di mani, assolutamente inquietanti, che emergono dalla terra proprio al di sotto del ponte d’ingresso. Esse rappresentano la bramosia e l’incessante materialismo dei nostri tempi, motivo di infelicità e insoddisfazioni.
    Tanti, tantissimi dettagli, in un tempio che definirei unico al mondo. Un posto così assurdo che sembra uscito da una fiaba, capace di esistere al di fuori del tempo e dello spazio.

    Arriva dunque il momento di procedere nuovamente verso sud per circa 2 ore, in direzione della provincia di Pha Yao.
    Una tappa che associo al momento forse più emozionante di tutto il mio Tour della Thailandia del Nord, lì dove c’eravamo solo noi, dinnanzi a un Buddha in piedi di 30 metri.
    Sulla cima di una collina, nel silenzio più totale, con la nebbia che avvolge il mondo al di sotto.
    Mi stupisco quando mi accorgo che non servono grandi sfarzi e costruzioni vistose a conferire valore e sacralità ad un luogo ed il Buddhismo è proprio così, intimo e semplice, raccolto nella sua immensità, pura interiorità e contemplazione.

    Concludiamo anche questa giornata con un ultimo tempio, il Wat Phra That Lampang Luang, a 20 km dalla cittadina di Lampang.
    Esso è un magnifico esempio dello stile Lanna, in cima ad uno scalone che sale verso il cielo, fino all’ingresso di questo venerabile monastero. L’entrata è sorvegliata dalle statue di due leoni e da rampe a forma di drago.

    Pernotto un’altra volta a Sukhothai, il punto intermedio ideale in cui fermarsi prima di scendere definitivamente verso Bangkok.

  • GIORNO 6: Kampheng Phet – Sam Chuck – Grande Buddha di Wat Muang – Bangkok
    Ultimo giorno di Tour della Thailandia del Nord. La malinconia sale pian piano, solo all’idea di lasciare questo magico Paese, ma non c’è tempo da perdere, le ultime chicche ci aspettano.
    Visito le rovine della cittadella fortificata di Kampheng Phet e mi sforzo di immaginarle com’erano in origine, possenti e svettanti, alte ben 6 metri, così invalicabili da meritarsi il nome di mura (Kampheng) di diamante (Phet).
    Risalgono al quattordicesimo secolo e fanno parte anch’esse delle bellezze thai Patrimonio dell’Umanità.

    Lungo il tragitto ci fermiamo a Sam Chuck, una cittadina piccola e rurale ma il cui valore è stato riconosciuto dall’UNESCO in quanto sede del mercato antico di cento anni, capace di conservare nei secoli le tradizioni locali.

    Assaporo per l’ultima volta l’autentica atmosfera thailandese lasciandomi trasportare dai fumi dell’incenso, tra gli espositori colorati delle spezie. Acquisto qualche souvenir, accolgo i soliti sorrisi smaglianti che mi vengono rivolti dalla gente mentre con il mio smartphone mi aggiro in cerca di qualche dettaglio da catturare.

    Ma non avrei potuto salutare la Terra del Sorriso in modo migliore se non incontrando il Big Buddha di Wat Muang.
    Perchè di Buddha ne abbiamo visti tanti in questo viaggio ma uno di 150 metri no, non è cosa da tutti i giorni.
    E così eccola,  la megagalattica statua dorata, la più grande di tutto il Paese.
    Da qualunque angolazione la si guardi è difficile farla rientrare in qualsiasi inquadratura: colossale, grandiosa, dall’aspetto massiccio ma rassicurante.
    Dicono che sfiorare le sue enormi dita porti buona sorte e, anche se a questo punto io mi sento già immensamente fortunata cosí…beh, una toccatina gliela do eccome.

     


Oltre alle parole e a tante fotografie, ho cercato di raccontare questo emozionatissimo Tour della Thailandia del Nord anche attraverso un video.
Tutte le tappe in pochi minuti, tra un trasferimento e l’altro, mentre i giorni si susseguono e il paesaggio scorre fuori dal finestrino del bus.
Momenti trascorsi ma emozioni che non passano mai.

Federica, 24 anni, friulana ma vivo a Milano. Laureata in Scienze e Tecniche del Turismo Culturale. Travel addicted per nascita e travel blogger per passione, sono alla continua ricerca di nuove esperienze ed avventure da condividere.

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