Il villaggio nubiano di Aswan: un arcobaleno lungo il Nilo

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Come un arcobaleno lungo il Nilo, il villaggio nubiano di Aswan è un caleidoscopio di tinte e sfumature, da visitare per assaporare attimi di autentica vita quotidiana, per immergersi nelle più semplici tradizioni di un popolo forse poco conosciuto ma tutt’oggi custode di una ricca cultura e di antiche tradizioni.

Il villaggio nubiano di Aswan: un arcobaleno lungo il Nilo

…che poi, voi lo sapete chi sono i nubiani?
Si tratta di una delle popolazioni più antiche del mondo, tant’è che la loro comparsa risale addirittura a 5.000 anni prima della nascita di Cristo.
Il territorio che occupano sin da principio è quello che va dal Sudan settentrionale alle aree meridionali dell’Egitto, fino ad Aswan, seguendo il letto del Nilo.
Pelle scura, corpi slanciati e longilinei che tradiscono già alla vista la differente origine rispetto al popolo egiziano con cui non condividono usi, costumi e nemmeno la lingua tanto che un discorso tra nubiani è del tutto incomprensibile agli altri.
Per anni vittime di soprusi, oggi costituiscono una minoranza che è molto affascinante scoprire, visitando uno dei loro coloratissimi villaggi.

Salpo dal porto di Aswan nel tardo pomeriggio, su di una barca a motore che naviga lenta il fiume.
A destra e a sinistra, i profili delle due sponde cominciano già a delinearsi su un cielo che presagisce il tramonto in arrivo, mentre le note di una melodia orientale danno il ritmo al dondolio delle onde.

Durante il tragitto ci fermiamo ad una radura, un canneto dove l’acqua è tranquilla e la vegetazione rigogliosa.
Spegniamo la musica e ci godiamo il silenzio; tutti quanti in uno stato di mutismo reverenziale, senza farci scappare nemmeno un sibilo e con le orecchie tese a captare i leggeri suoni della natura.
Solo ronzii, qualche piccolo splash e il rumore delle fronde mosse dal vento: pura pace dei sensi, relax per anima e mente, con gli occhi chiusi  e l’aria tiepida sulla pelle.

La navigazione prosegue e alcune dune in lontananza attirano la nostra attenzione: impossibile resistere!
Il richiamo della rotolata libera sulla sabbia è troppo forte anche per un gruppo di adulti grandi e vaccinati e così si attracca, per correre a piedi scalzi su fino alla cima…o quasi! 😉

La terra è calda e i granelli si appiccicano addosso, entrando nei vestiti, sotto le unghie, tra i capelli…ci sparpagliamo qua e là, prendendoci ciascuno il proprio spazio di deserto, il proprio angolo di tramonto che, quasi come al cinema, assistiamo arrivare piano, godendoci ogni secondo di luce e di scintillio, mentre il cielo si incendia e il Nilo brilla di migliaia di pagliuzze dorate.

Raggiungiamo il villaggio nubiano quando ormai sta calando la sera.
Quello che incontro, a primo sguardo, lo paragonerei a un ammasso di mattoncini lego variopinti, uno vicino all’altro, uno sull’altro, in abbinamento o a contrasto.
Casupole squadrate, azzurre e gialle, rosse e verdi, molto grezze, con rampe di scale costruite alle bell’e meglio e porticati in muratura.
Gironzoliamo tra i sentieri di terra battuta, intrufolandoci nelle viuzze sino alla strada principale, dove le botteghe sono ancora aperte e le bancarelle espongono prodotti di ogni tipo.
Come dei quadri in 3D, i negozietti mi colpiscono e mi rapiscono con le loro tinte accese, come delle tele su cui un artista si è divertito a versare i colori più sgargianti della tavolozza.
Stole, tappeti, vasetti e fusciacche. Ciotole colme di spezie, gioielli, frutta e fiori essiccati. Un marasma di profumi, essenze e vocii, mentre i commercianti richiamo la nostra attenzione, tirandoci per un braccio, invitandoci a guardare e comprare.

Il popolo nubiano ci travolge con tutto il suo calore, dimostrando una grande accoglienza e cordialità.
Veniamo invitati a visitare un’abitazione tipica, di una famiglia del luogo, che ci apre le porte della propria casa fieramente, tra mura turchesi, decorate secondo il gusto locale.
Passiamo dall’ingresso alle camere da letto, per poi curiosare in cucina e nell’atrio, dove in alcune vasche vengono allevati persino degli alligatori, così, come degli animali domestici qualunque.

I bimbi ci saltellano attorno, tra quelle quattro stanze spartane che lasciano a tratti trasparire una certa cura, quasi un tentativo di attenzione ai dettagli, fra un cappello appeso alla parete e un collage di tappeti a terra.
Prima di andarcene dal villaggio nubiano, accettiamo volentieri una tazza di karkadè caldo, riuniti insieme alla famiglia in un salotto spoglio ma pulito, con le sedute scomode ma tanta serenità nell’aria.

Federica, 24 anni, friulana ma vivo a Milano. Laureata in Scienze e Tecniche del Turismo Culturale.
Travel addicted per nascita e travel blogger per passione, sono alla continua ricerca di nuove esperienze ed avventure da condividere.

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