Gioielli dominicani: Los Haitises e Cayo Levantado

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Dopo aver visitato il sud-est ed il sud-ovest dell’Isola, per la mia terza avventura nella Repubblica Dominicana ho deciso di spingermi più su, fino alla penisola di Samanà.

Ci vogliono circa tre ore per raggiungere in auto il Parque Nacional Los Haitises, un vero e proprio santuario naturale istituito nel 1968 e che si estende nella zona costiera tra la baia di San Lorenzo e quella di Samaná, in prossimità della cittadina di Sabana de la Mar.
Conosciuto anche come “la baia di Ha Long dei Caraibi” è famoso per i suoi intricati labirinti di mangrovie, le grotte ornate da disegni rupestri precolombiani, una ricca foresta tropicale e per le più di 100 specie diverse di uccelli che popolano l’area.
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Il modo migliore per apprezzare Los Haitises, “Il Paese delle montagne” nella lingua degli indiani Taino, è senz’altro navigando…e così facciamo!
A bordo di una piccola imbarcazione blu, zigzaghiamo tra le sporgenti radici delle mangrovie che, fuoriuscendo dall’acqua, creano il nascondiglio perfetto per pesci, piccoli rettili e uccellini.
L’acqua è di colore scuro, a causa della terra che fa da fondale e le nuvole in cielo corrono così rapidamente che a tratti veniamo colpiti da grossi goccioloni d’acqua che, in pochissimo tempo, scompaiono nel nullo lasciando spazio a squarci di cielo sereno.
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Su di un albero alcune garze marine, bianchissime, se ne stanno appolaiate sui rami quasi come se vi fossero appese e un grosso condor dal capo rosso apre per noi le sue enormi ali.
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In mezzo al mare ci sono anche dei piedistalli su cui riposano i pellicani, del tutto indifferenti alla nostra presenza.
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Rimango rapita da quel panorama incredibile!
Los Haitises non è affatto la classica immagine a cui si associa la Repubblica Dominicana: niente spiagge infinite e abbaglianti, niente mare trasparente ma una natura esplosiva ed esuberante, in cui gli speroni rocciosi ricoperti di arbusti verdissimi modellano il paesaggio a loro piacimento creando svolte, insenature ed isolotti, tanti isolotti, in cui ci fermiamo per far visita alle grotte.
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Pensandoci, nei miei viaggi mai avevo visitato una cueva e gironzolarvi all’interno, qui a Los Haitises, mi fa sentire una piccola esploratrice.

I sentieri da seguire sono facilitati da gradini e passerelle mentre la luce, indispensabile per non perdersi nell’oscurità,  penetra da diversi fori naturali della roccia; essi, come dei quadri, incorniciano scorci di paesaggio creando angoli molto suggestivi.
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La particolarità di queste grotte è la presenza di arte rupestre risalente all’epoca precolombiana e ciò che è ancor più interessante è che, secondo gli studi di paleontologi e speleologi, gli stessi graffiti ritrovati a Los Haitises sono stati riscontrati anche in altre zone, lontane svariati chilometri.
Questi curiosi disegnini si trovano sparsi qua e là e, purtroppo, si mischiano spesso a quella che io definirei “la manifestazione della profonda ignoranza umana”: nel corso degli anni in molti si sono infatti divertiti a riprodurre i graffiti nelle grotte rendendo difficile, a vista, riconoscere gli originali.
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Lasciamo queste piccole isole dall’aspetto incontaminato per raggiungerne un’altra decisamente più grande, tanto da essere dimora di un rinomato hotel a 5 stelle.
L’attraversata è lunga, corriamo contro corrente e le onde ci fanno saltare come su di una giostra mentre la gocce di pioggia, a causa della velocità, paiono quasi degli aghi o dei sassolini tiratici addosso da qualcuno, lassù.

Eccoci a Cayo Levantado!
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Ci metto piede e mi ci innamoro!
Anche qui ciò che ci circonda è del tutto nuovo per noi: certo c’è la sabbia bianca, certo ci sono le palme altissime e slanciate e l’acqua è un arcobaleno di blu ma nemmeno questo posto si può paragonare ai litorali di Bayahibe, è diverso ancora!
Ci sono scogli levigatissimi e la bassa laguna tipica del Parque Nacional Del Este lascia spazio ad un fondale che digrada rapidamente, permettendo di immergersi subito fino al collo.
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Trascorriamo il resto del pomeriggio qui, tra relax e piña colada, con gli occhi pieni di meraviglie e il cuore che scoppia di emozioni, di quelle che solo la Repubblica Dominicana sa regalarci.


Per questa ed altre escursioni consiglio di rivolgersi a Bayatour, pochi metri fuori dall’entrata del Viva Wyndham Dominicus Beach.

Federica, 26 anni, friulana ma vivo a Milano. Laureata in Scienze e Tecniche del Turismo Culturale. Travel addicted per nascita e travel blogger per passione, sono alla continua ricerca di nuove esperienze ed avventure da condividere.

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