Cosa vedere a Doha in 4 giorni, fra i grattacieli e il deserto del Qatar

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Un viaggio in Qatar a metà dicembre è la scelta ideale per una piccola fuga dal freddo e dall’umidità dell’inverno europeo.
Un’avventura da mille e una notte, alla scoperta del fascino unico di uno dei Paesi più influenti della penisola araba: ecco cosa fare e cosa vedere a Doha,  la metropoli perfetta dove trascorrere 4 giorni di relax, cultura e avventura fra i grattacieli e la magia del deserto mediorientale.

Cosa vedere a Doha in 4 giorni, fra i grattacieli e il deserto del Qatar

Cosa vedere a Doha

6 ore di viaggio e 2 di fuso orario separano l’Italia dal Qatar, l’emirato delle meraviglie bagnato dalle acque del Golfo Persico.
È qui che atterro dopo il volo diretto operato da Qatar Airways che unisce Milano a Doha, la capitale.
Appena uscita dall’aeroporto vengo subito accolta da un piacevole tepore, quello tipico dell’inverno qatoriota. L’aria è secca, si sta meravigliosamente bene e in un baleno le temeprature rigide del nord Italia sono solo un lontano ricordo.
Mi aspetta un’esperienza intensa ed estremamente variegata, di quelle che difficilmente si dimenticano, tutte racchiuse in un ricco itinerario di 4 giorni fra le incredibili bellezze di Doha e dintorni.

Il primo giorno in Qatar lo trascorro a 5 stelle, fra i lussuosi confini dello Sharq Village & Spa, una struttura elegante, di classe, in cui mi prendo del tempo per familiarizzare con l’atmosfera dell’emirato.

Con i piedi sulla sabbia e lo skyline di Doha in lontananza, mi godo piscine e giardini curati, ottimo clima e cibo gourmet, in una cornice dall’intrigante fascino mediorientale.
È così che il Qatar mi conquista sin dal primo istante, con il profumo di iodio e l’aria vacanziera, come su di un’isola tropicale ma nel bel mezzo di una metropoli, sempre viva e sfavillante, iper tecnologica e luccicante.

Come concludere al meglio la giornata? Ma ovviamente con un po’ di sano shopping, fra le vie arcobaleno del Souq Waqif, uno dei posti assolutamente da vedere a Doha.
Chi conosce il mondo arabo, chi l’ha vissuto e visitato spesso come me, sicuramente non riscontrerà qui la classica atmosfera dei più noti mercati arabi.
Non c’è particolare confusione fra le bancarelle, nessun vocio intenso né grida, quelle tipiche dei mercanti che, urlando più degli altri, si sforzano di attirare l’attenzione dei passanti.
In questo curato quartiere di Doha, fedelmente ricostruito seguendo la tradizionale architettura del Qatar, una dopo l’altra si susseguono boutique e bazar, negozietti e carrettini dove si vendono ninnoli e spezie, animali e beni preziosi.
Tra gioielli e stoffe, fra vasellame e ristorantini, mi trovo a curiosare qua e lá, facendo tesoro di tutti quei profumi e dettagli, tinte e sensazioni.

Il mio secondo giorno di viaggio, decido di dedicarlo all’arte e alla cultura, all’esplorazione della downtown e di quei luoghi che fanno di Doha una città in cui mi trasferireri anche subito.
Uno degli assoluti must see è indubbiamente il MIA – o Museo di Arte Islamica con la sua architettura pazzesca e il design inconfondibile.
Progettato dallo stesso architetto cinese che ideó il Louvre di Parigi, è un vero capolavoro di linee e forme, spigoli, angoli e simmetrie.

Bianco candido ed estremamente geometrico, si staglia netto sul cielo blu del Qatar, custodendo al suo interno importanti pezzi della storia dell’arte non soltanto del Paese ma dell’intero mondo arabo.
È dalle sue due terrazze che si gode una delle viste migliori sullo skyline della metropoli: un punto perfetto per perdersi ad ammirare i grattacieli che, in fila come soldatini, uno dopo l’altro, delineano il profilo della capitale qatariota.

Da vedere a Doha anche il Fire Station che, sebbene letteralmente significhi “Stazione dei pompieri”, non è da tempo utilizzato per questo scopo; ad oggi, si tratta di un noto museo di arte contempranea dove ingegneria e creatività si mischiano, dando vita a una mostra ai limiti del surreale.
Non solo dipinti ma anche installazioni, creazioni in movimento e illusioni ottiche, in un ambiente dove l’estro creativo degli artisti viene messo in risalto da un ambiente particolarmente asettico e neutrale.

Per la serata, mi allontano dalla downtown in direzione Katara Cultural Village, un vero e proprio villaggio culturale che si estende su una superficie di olte 1 milione di metri quadri.
Come un grande showroom, fra gallerie d’arte, esposizioni temporanee e teatri, il Katara ospita anche la Katara Masjid, un’elegante moschea tutta blu, ideata dal designer turco Zainab Fadil Oglu e il grande Anfiteatro, realizzato fondendo lo stile dell’antica Grecia con quello tradizionale del mondo islamico.
Un posto assolutamente da vedere a Doha, sia di giorno, alla luce del sole, ma molto affascinante anche di sera, quando gli edifici tutti illuminati risplendono come fari sul cielo scuro della notte qatariota.

Ma è al The Pearl-Qatar che lo spirito futurista del Paese trova la sua massima espressione.
Si tratta di un’isola completamente artificiale che, osservata dall’alto, si sviluppa in una serie di simmetrie e spirali, intervallate da lembi d’acqua e porticcioli.
Un capolavoro di igegneria, un progetto urbano assolutamente avveniristico che ha dato vita a un ampio quartiere residenziale di lusso in cui tra negozi d’alta moda e costose ville private, svettano la bellezza di 31 grattacieli.

L’intera isola è suddisivsa in quartieri, ognuno dei quali rispecchia uno stile differente: il più “assurdo”? Quello veneziano, in cui scovo anche una piccola riproduzione del Ponte di Rialto.
Ed è tra sfavillanti yacht ormeggiati, vetrine dorate e rinomati ristoranti orientali che mi trovo a passeggiare in una delle zone più costose e avanguardistiche di Doha in cui – pensate – persino lo smaltimento dei rifiuti è iper tecnologico. Grazie a un sistema di raccolta centralizzato, infatti, ogni singola abitazione è collegata a un unico impianto che permette il riciclo automatico della spazzatura, in una manciata di minuti soltanto.

Il terzo e il quarto giorno di viaggio in Qatar sono invece all’insegna dello sport e dell’avventura, fra dune e canali, esplorando ambienti nuovi e diametralmente diversi.
Da non perdere l’esperienza di Dune Bashing, per un’avventura ad alto tasso di adrenalina su di un’auto che, sobbalzando sulla sabbia, mi fa salire il cuore in gola, accellerando le palpitazioni fino a chiudere gli occhi, per poi riaprirli di fronte allo spettacolo del deserto qatariota.
È qui che riscopro quella sensazione di piacevole smarrimento che solo i deserti sanno trasmettere: quando le figure si sfocano, i bordi si smussano e le distanze diventano improvvisamente incalcolabili e impercettibili.
La sabbia calda sulla pelle, il vento fra i capelli e, in lontananza, le Acque del Golfo Persico quelle che, in questa particolare zona di mondo, dividono il Qatar dall’Arabia Saudita, creando quel raro  fenomeno chiamato Inland Sea in cui il mare si spinge in profonfità, sino a incontrare e abbracciare il deserto.

Ma ciò che non avrei mai potuto immaginare, fra le cose da vedere a Doha, è l’aspetto estremamente green del Qatar, qualcosa che si distanzia totalmente dall’idea di Paese arido e secco tipica dell’immaginario comune sul Medio Oriente.
A circa un’ora d’auto dalla metropoli, lì dove il mare si insinua fra i paesaggi sabbiosi, scopro un posto assolutamente inaspettato: Al Thakira.
Qui, l’acqua salata si snoda in una serie di stretti canali navigabili, lungo i quali crescono rigogliose le mangrovie.

Un ambiente da esplorare in kayak, pagaiando contro la corrente, per raggiungere le spiaggette più tranquille e remote dove vivono e nidificano molte specie di uccelli.
Un’esperienza decisamente sporty, un’attività diversa e divertente, per rendere ancor più ricco il mio incredibile viaggio in Qatar.

 

Federica, 30 anni, made in Friuli. Laureata in Scienze e Tecniche del Turismo Culturale. Travel addicted per nascita e travel blogger di mestiere, sono alla continua ricerca di nuove esperienze ed avventure da condividere.

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